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Condomini e contabilizzazione del calore – Novità

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Il 16 dicembre 2015 la Commissione Industria, commercio, turismo del Senato ha dato parere favorevole con osservazioni, sullo schema di decreto legislativo recante disposizioni integrative al decreto legislativo 4 luglio 2014, n. 102, di attuazione della direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica, che modifica le direttive 2009/125/CE e 2010/30/UE e abroga le direttive 2004/8/CE e 2006/32/CE.

Il decreto sopracitato si è reso necessario a causa dall’ennesima procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia. Secondo quanto rilevato da Bruxelles, infatti, il nostro Paese non ha recepito completamente nel suo ordinamento giuridico la direttiva 2012/27/Ue sull’efficienza energetica.
Tra le lacune rilevate ve ne sono alcune estremamente importanti, in quanto riguardano direttamente la contabilizzazione del calore e, di conseguenza, migliaia e migliaia di condomini sparsi per tutto lo stivale. Vediamo quindi quali sono le proposte avanzate.

La Commissione vorrebbe proporre delle indicazioni che dovrebbero stabilire la corretta suddivisione delle spese nei condomini, dicendo che  i costi debbano essere ripartiti tra gli utenti finali per una quota di almeno il 50 per cento, e fino ad un massimo del 70 per cento, sulla base del consumo rilevato; che in edifici alimentati da gasolio o gas e nei quali i tubi di distribuzione esterni siano prevalentemente coibentati, i costi per l’esercizio del riscaldamento debbano essere ripartiti tra gli utenti finali con una percentuale del 70 per cento del totale dei consumi rilevati; che il condominio possa scegliere percentuali diverse da quelle indicate con una delibera dell’assemblea basata su di una relazione tecnica giustificativa; che in edifici dove le tubazioni di distribuzione del calore non siano prevalentemente isolate e dove, di conseguenza, una parte rilevante di calore del consumo non possa essere rilevata, il consumo relativo di calore degli utenti finali possa essere determinato secondo le regole della tecnica, considerando il consumo così determinato per ciascun utente nel conteggio come “calore rilevato”; che i costi rimanenti (costi fissi) possano essere ripartiti secondo i millesimi riscaldamento, metri quadri o metri cubi utili, oppure secondo le potenze installate.

Tale proposta ha sollevato non poche polemiche poiché alterare la ripartizione fra consumi volontari (prelievo effettivo di calore da parte degli utenti) e dispersioni delle reti di distribuzione è contrario al principio di fatturazione in base ai consumi effettivi; infatti a seconda che si ecceda in un senso o nell’altro, questo sistema  fa pagare nuovamente a millesimi o attribuisce iniquamente ai singoli i consumi collettivi. Non è quindi un parametro che è possibile ed utile sottoporre a limite, vista anche la sua variabilità in dipendenza della tipologia di impianto e dell’utilizzo stesso dell’edificio.

In parole povere il decreto 102/2014,stabilisce che tutti i condomini dotati di impianto di riscaldamento centralizzato debbano provvedere all’installazione di sistemi di contabilizzazione del calore individuale e di valvole termostatiche sui singoli radiatori.

Quando l’adeguamento sarà completato, ogni singolo proprietario o semplice inquilino potrà misurare direttamente i consumi della sua utenza, regolando autonomamente la temperatura del proprio appartamento.

La grande novità che tale norma vorrebbe apportare, infatti, è rappresentata dal fatto che nei condomini dotati di impianto di riscaldamento centralizzato la suddivisione delle spese non sarà effettuata tramite una semplice divisione in millesimi, ma piuttosto sulla base di quanto ogni singolo proprietario o inquilino ha effettivamente consumato, senza trascurare eventuali costi per interventi di manutenzione.

Per i condomini che non adempiranno a questa nuova norma le sanzioni sono salate, e spaziano da 500 euro a 2.500 euro.

 

 

2016 –

OGNI QUANTO ESEGUIRE MANUTENZIONI, PROVE FUMI E CERTIFICAZIONI?

 

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Il recente cambio della normativa ha suscitato molti dubbi e confusione su quali siano le operazioni e gli adempimenti necessari ed obbligatori da effettuare sulle caldaiette domestiche, alimentati in gran parte da stampa e  media che ci informano cercando gli slogan più sensazionalistici.

La confusione deriva spesso dalla mancata distinzione tra quelli che sono gli obblighi imposti dalla legge riguardo al controllo dei rendimenti degli impianti e quella che è la normale manutenzione e cura dell’apparecchio, operazioni che spesso si sovrappongono.

Le domande più frequenti?

  • Ogni quanto dobbiamo eseguire le manutenzioni e la prova dei fumi sul nostro impianto termico?
  • Sono obbligato a fare la manutenzione anche se non è l’anno di certificazione del rendimento dell’impianto?
  • Posso fare la sola certificazione dell’impianto senza la manutenzione?

Prima di dare delle risposte è necessario chiarire che “manutenzione”, ”prova dei fumi” e “controllo di efficienza energetica” dell’impianto sono cose ben distinte, sia pure interconnesse. La periodicità della manutenzione è stabilita dal produttore dell’impianto termico. Nella stessa occasione, si può anche far eseguire una prova dei fumi e sempre nella stessa occasione, se è l’anno di certificazione, si procede ad autocertificare l’impianto.

Con il termine MANUTENZIONE si intendono tutte quelle operazioni ordinarie che si eseguono su un impianto per verificare se questo risponde alle norme di sicurezza, per mantenerlo in buono stato e per garantire la sua efficienza nel tempo. La maggior parte delle operazioni di manutenzione si concentrano sul generatore di calore, anche se non dovrebbero essere dimenticate quelle sulle rimanenti parti dell’impianto (come ad es. il sistema di adduzione del gas, i collettori solari se presenti, i dispositivi di sicurezza antincendio, ecc.).

Una corretta manutenzione di una caldaia domestica dovrebbe:

  • Verificare la rispondenza del locale dove è installato il generatore alla normativa;
  • Effettuare il controllo visivo dello stato di conservazione del camino o del canale da fumo;
  • Rimuovere il bruciatore dal corpo caldaia;
  • Effettuare la pulizia scrupolosa dello scambiatore tramite la rimozione di tutte le incrostazioni anche all’interno delle varie parti;
  • Effettuare la pulizia e rimontaggio del bruciatore;
  • Effettuare la pulizia interna ed esterna della caldaia da polvere e corpi estranei;
  • Controllare la pressione dei vasi d’espansione ed eventualmente ripristino della corretta pressione di precarica;
  • Verificare la durezza dell’acqua e della presenza (se necessario) del sistema di trattamento dell’acqua calda sanitaria e di quella del circuito di riscaldamento;
  • Compilare e sottoscrivere il rapporto di controllo di efficienza energetica (allegato tipo 1 o ex allegato G) segnando eventuali osservazioni, raccomandazioni e prescrizioni.

Da sottolineare che, come ribadito anche dallo stesso Ministero dello Sviluppo Economico, il rapporto di controllo di efficienza energetica (allegato tipo 1, ex allegato G), a discapito della sua denominazione che richiama fortemente il controllo di efficienza energetica, va compilato sempre alla fine delle operazioni di manutenzione anche quando il controllo di efficienza energetica non è stato eseguito. In questo caso il manutentore lascerà in bianco gli spazi riservati ai risultati del controllo strumentale.

Tutte queste operazioni hanno bisogno di minimo tre quarti d’ora per gli impianti domestici e può superare l’ora in caso di impianti più complessi.

Manutenzioni eseguite in tempi più ristretti equivalgono a scarsa qualità dell’intervento o imperizia del manutentore che è passibile di sanzione secondo quanto previsto dal D.P.R. 74/2013.

Lo stesso Decreto del Presidente della Repubblica n. 74 del 2013 demanda all’impresa installatrice (l’idraulico) il compito di fornire precise indicazioni tecniche sulla periodicità e prescrizioni per eseguire la manutenzione all’impianto (la stessa indicazione viene ripresa in sede di Regolamento della Regione Toscana n. 25/R art. 8).

Visto che per gli impianti domestici tali indicazioni non sono normalmente fornite dall’idraulico che ha installato la caldaia, la normativa, in questi casi, prevede di seguire le prescrizioni elaborate dal fabbricante dell’apparecchio.

Infatti ogni apparecchio che si acquista (la caldaia in questo caso, ma vale ad esempio per qualsiasi altro elettrodomestico) è corredato da un libretto d’uso e manutenzione comunemente detto “libretto di istruzioni” dove sono specificate le operazioni da eseguire per la manutenzione e la relativa periodicità di effettuazione. Pertanto l’attività di programmazione temporale della manutenzione è demandata al costruttore.

Oltre alla periodicità, al costruttore la normativa demanda anche l’individuazione delle operazioni da svolgere sull’apparecchio da lui prodotto. La scelta del legislatore è motivata dal fatto che ogni apparecchio è caratterizzato da proprie peculiarità e solo il fabbricante può conoscerne i limiti e le caratteristiche del prodotto che ha immesso sul mercato.

Dunque la norma non “prescrive” alcuna periodicità per la manutenzione, ma quest’ultima deve essere effettuata secondo quanto prescritto nel libretto d’uso e manutenzione che viene fornito obbligatoriamente, come prescritto dalla legge, nel momento in cui esce dalla fabbrica.

Per PROVA DEI FUMI si intende la misurazione dei parametri di combustione tramite apposita strumentazione e la determinazione del rendimento dell’apparecchio.

Di fatto è un controllo abbastanza veloce che si esegue a fine manutenzione e assicura la regolare funzionalità dell’apparecchio a salvaguardia della sicurezza degli abitanti dei locali riscaldati e del risparmio di combustibile.

Infine il CONTROLLO DI EFFICIENZA ENERGETICA. Per il DPR 74/2013 questo controllo riguarda il generatore (la caldaia), la verifica della presenza e della funzionalità  dei  sistemi di  regolazione  della  temperatura  centrale  e  locale  nei  locali climatizzati; e la verifica della presenza e della funzionalità  dei  sistemi di trattamento dell’acqua, dove previsti.

Dunque per effettuare il controllo di efficienza energetica devono essere svolte tutte le operazioni previste nella manutenzione, allargando il controllo anche ai sistemi di trattamento dell’acqua se ci sono (addolcitori) e ai sistemi di regolazione della temperatura (i termostati ambiente); a ciò si aggiunge la prova dei fumi dalla quale si rileva il rendimento della caldaia.

Il rendimento deve soddisfare quanto previsto nell’Allegato B del Decreto del Presidente della Repubblica n.74 del 2013, mentre il parametro di combustione relativo al monossido di carbonio (CO) deve essere inferiore a 1000 ppm (parti per milione), secondo quanto prescritto dalla norma UNI 10389.

Per il controllo di efficienza energetica il DPR 74/2013 impone, per le caldaie a gas domestiche, una cadenza MINIMA quadriennale, cadenza che viene limitata ai soli generatori con meno di 8 anni di vita (dalla data di prima accensione) e che si trovano all’esterno (quindi sul balcone NON VERANDATO). Dunque il controllo di efficienza energetica non necessariamente segue la periodicità prevista per le manutenzioni.

L’allegato A del DPR 74/2013 riporta infatti:

 

Tipologia Impianto

Alimentazione

Potenza termica (kW)

Cadenza controlli di efficienza energetica (anni)

Impianti con

generatore

di calore

a fiamma

Generatori alimentati a combustibile liquida o solido (es.gasolio)

10<P<100

2

P>=100

1

Generatori alimentati a gas, metano o GPL

10<P<100

4

(se con meno di 8 anni di età e se posta in esterno)

P>=100

2

(se con più di 8 anni di età e poste in esterno o poste all’interno di un locale abitato)

Per fare un esempio concreto, supponiamo di avere installato quest’anno (2016) una nuova caldaia domestica con potenza nominale pari a 24 kW (come la quasi totalità delle caldaie presenti nelle nostre abitazioni); La caldaia è posta sul terrazzo non chiuso da alcuna veranda; Dal libretto di uso e manutenzione del fabbricante abbiamo un’indicazione sulla periodicità delle manutenzioni con cadenza annuale.

In questo caso con l’intervento di prima accensione vengono eseguite tutte le prove previste per la certificazione del rendimento di efficienza energetica ed il manutentore provvederà alla trasmissione della documentazione e l’aggiornamento del catasto termico; il 2016 diventa così l’anno 0 in cui la caldaia viene certificata presso l’ente deputato (PubliEs, Publicontrolli, Agenzia Fiorentina per l’Energia, Smit, etc).

Nel 2017, 2018 e 2019, rispettivamente 1°, 2°e 3°anno di “vita” della caldaia, verrà eseguita la sola manutenzione come richiesto dal libretto di uso e manutenzione.

Nel 2020, 4° anno di vita della caldaia, verrà effettuata sia la manutenzione che la certificazione del rendimento energetico.

Nel 2021, 2022 e 2023, 5°,6°e 7° anno, di nuovo si effettuerà la sola manutenzione.

Nel 2024, 8° anno, si effettuerà la manutenzione e la certificazione, ma da questo anno in avanti la cadenza della certificazione non sarà più quadriennale, ma diventerà biennale.

Così, nel 2025 effettuerà la sola manutenzione, ma nel 2026 sarà sottoposto sia a manutenzione che a certificazione. E così a seguire.

Se la caldaietta dell’esempio fosse stata installata all’interno dell’abitazione, o se il terrazzo fosse stato verandato, già dal 2018 sarebbe stato obbligatorio effettuare anche il controllo di efficienza energetica.

Per tutte le caldaie che già nel 2016 hanno superato gli otto anni di vita, benché siano poste in esterno dell’abitazione, la frequenza della certificazione del rendimento energetico sarà biennale.

In conclusione, in risposta alla domanda “ogni quanto dobbiamo eseguire le manutenzioni e la prova dei fumi sul nostro impianto termico?” possiamo dire che la periodicità viene indicata per la manutenzione dal costruttore della caldaia nel libretto di uso e manutenzione, mentre per la prova dei fumi dalla tipologia di intervento che si effettua sulla caldaia e dall’eventuale concomitanza con l’anno di certificazione.

“Sono obbligato a fare la manutenzione anche se non è l’anno di certificazione del rendimento dell’impianto?” Non sussiste alcun obbligo normativo cogente che impone di eseguire la manutenzione, semplicemente la normativa riferisce di eseguirla con la tempistica indicata dal fabbricante della caldaia. A tal proposito potrebbe essere utile fare un paragone con la manutenzione e la revisione delle automobili. La legge richiede che si effettui la revisione dell’auto entro 4 anni dall’immatricolazione e poi successivamente ogni due anni, il tutto con lo scopo di mantenere in stato di massima efficienza i veicoli per garantire la sicurezza e contenere rumore ed inquinamento. Normalmente però non si aspettano 4 o 2 anni prima di verificare il livello dell’olio, controllare la pressione delle gomme o lo stato dei freni, tutte operazioni di manutenzione ordinaria, specie se l’auto viene usata quotidianamente.

Infine, “posso fare la sola certificazione dell’impianto senza la manutenzione?” da quanto detto sopra, le operazioni e i controlli che vengono richieste per effettuare la certificazione comprendono interamente le operazioni di manutenzione, diventa quindi impossibile certificare un impianto senza effettuare la manutenzione.

Per approfondire

REGOLAMENTO Regione Toscana n. 25/R

REGOLAMENTO Comune di Prato 

regione 1

Regolamento Regione Toscana n. 25/R del 03/03/2015

Si tratta di un regolamento dove vengono elencate le varie disposizioni in materia di energia: quindi esercizio, controllo, manutenzione ed ispezione degli impianti termici.

In particolare vi è un aggiornamento sui casi e sulle modalità di controllo di efficienza energetica.

Le disposizioni di tale regolamento approfondiscono la definizione di locale adibito alla permanenza di persone, vale a dire lo spazio coperto e delimitato da ogni lato da pareti di qualsiasi materiale; fanno parte del locale anche le verande chiuse o vani tecnici, direttamente comunicanti con lo stesso.

Gli impianti disattivati, mai attivati o non collegati alla rete di distribuzione di energia o a serbatoi di combustibili, sono esentati dal rispetto delle seguenti disposizioni, fino alla riattivazione o alla prima attivazione degli impianti stessi.

Nella categoria impianti termici vengono indicati gli impianti di climatizzazione invernale ed estiva, nonché di preparazione dell’acqua calda sanitaria; fanno eccezione a questa categoria i cosiddetti scaldabagni.

I controlli dell’efficienza energetica degli impianti termici vengono effettuati:

-          Alla prima accensione a cura dell’installatore;

-          In caso di sostituzione di alcuni pezzi, quali il generatore di calore;

-          Interventi particolari che possono modificare l’efficienza energetica.

I controlli di efficienza energetica successivi da quelli sopra citati, saranno effettuati secondo le periodicità aggiornate  nella seguente tabella:

Tipologia di impianto Alimentazione Potenza termica utile nominale [kW] Anno civile entro il quale si deve svolgere il controllo di efficienza energetica
Impianti con generatore di calore a fiamma Generatori alimentati a combustibile liquido o solido 10 < P ≤  100 2° anno
P > 100 1° anno
Generatori alimentati a gas, metano o GPL 10 < P ≤ 100 -  2° se installati all’interno di locali adibiti alla permanenza di persone o se in esercizio da più di 8 anni

-  4° per gli altriP > 1002° anno

Inoltre, vengono fatte ispezioni dall’autorità competente (Publies, Publicontrolli,  Agenzia Fiorentina per l’Energia, etc.) con metodo  a campione per tutti gli impianti per i quali siano pervenuti i rapporti di controllo. Oltre alle normali verifiche, l’ispezione comprende una valutazione dell’efficienza energetica del generatore e una consulenza sui possibili interventi atti a migliorare il rendimento energetico dell’impianto. In caso di ripetuta mancanza dell’ispezione o di rifiuto da parte del responsabile dell’impianto, il tecnico incaricato ne dà comunicazione all’autorità competente per l’applicazione della sanzione amministrativa, compresa tra €500 ed €3.000 (d.lgs. 192/2005 art. 15 comma 5), con eventuale sospensione della fornitura di gas naturale.

Gaia V.

Regolamento 25/R

Normativa Ecodesign

Quali sono le novità per le caldaie

 

Nelle ultime settimane si leggono e si sentono più o meno confuse sia sulla stampa che online.

La domanda ricorrente è “cosa succede dal 26 settembre con l’introduzione delle nuove direttive ErP e ELD?

Cerchiamo allora di dare fare il punto su cosa cambia, tenendo conto che un’approfondimento serio dell’argomento richiederebbe un incontro tecnico di qualche ora.

I due nuovi regolamenti europei impongono ai costruttori di fabbricare generatori sempre più performanti e una nuova marcatura più dettagliata sia dei singoli generatori che dei sistemi composti da generatori-termoregolazione-fonti rinnovabili.

Dal 1° agosto le caldaie sono prodotte con circolatori a basso consumo le cui caratteristiche impongono:

  • Il lavaggio accurato dell’impianto
    Il controllo della qualità e dell’acidità dell’acqua
    L’eventuale inserimento di un filtro ciclonico o defangatore

Il rischio è infatti che, negli impianti con tubazioni più vetuste, la pompa raccolga eventuali residui e si blocchi in breve tempo.

Dal 26 settembre è cessata la produzione di caldaie di tipo C tradizionali, ovvero le caldaie a tiraggio forzato tradizionali, e rimarranno solo le caldaie

  • a condensazione
  • a camera aperta per le sostituzioni

Malgrado ciò gli apparecchi che erano già stati immessi sul mercato al 26 settembre (ma non erano marcati ErP, potranno essere comunque acquistati ed installati fino ad esaurimento.

Avendo cessato la produzione delle caldaie di tipo C tradizionali è stato stimato l’esaurimento delle scorte dai grossisti entro 18 mesi.

Occorre quindi fare attenzione nel caso di sostituzione di tali generatori su canne collettive nei condomini.

In mancanza di caldaia similare sarà obbligatorio installare una caldaia a condensazione che però non può essere collegata sulla stessa canna .

La soluzione non può che essere lo scarico a parete o lo scarico a tetto con una nuova canna fumaria (sempre secondo i dettami della UNI 7129-3).

Nel caso dello scarico a parete è cautelativo verificare l’orientamento dell’amministratore e dei condomini onde evitare conflitti più o meno pretestuosi.

Ad esempio si ricorda che una sentenza della Cassazione impone lo scarico a tetto qualora il vicino dimostri che i fumi (sia pur vapore acqueo) di uno scarico a parete, installato a norma, entrano dalle sue finestre.

Detto questo, la nuova normativa prevede che tutti i nuovi generatori siano accompagnati da una nuova targa che ne dichiara ad esempio l’efficienza stagionale, la capacità d’erogazione di ACS, l’emissione acustica, etc.

In aggiunta per ogni insieme composto da caldaia + termoregolazione o caldaia e generatore solare o secondo generatore (pompa di calore), l’installatore dovrà calcolare l’efficienza stagionale complessiva e compilare un targa d’insieme che può essere allegata al libretto d’impianto.

Questa targa d’insieme sarà obbligatoria solo nel caso i componenti siano tutti marcati ErP (abbiano le relative informazioni) e, comunque, nel caso di acquisti di pacchetti completi  monomarca tale targa è resa disponibile dal rivenditore o dal costruttore.

Per concludere, avremo  un ulteriore spostamento verso generatori più performanti come caldaie a condensazione e pompe di calore, ma l’etichettatura  nasce per il consumatore finale, a cui vengono forniti dati veritieri e comparabili, per fare scelte sempre più selettive.

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Vedi anche www.hermann-saunierduval.it

 

DAL 1° GIUGNO 2014 CAMBIA LA NORMATIVA SUGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE  

 DPR 74/2013 E D.M. 10 febbraio 2014

i nuovi libretti

Aggiornamento delle disposizioni per l’esercizio, il controllo, la manutenzione e l’ispezione degli impianti termici

cosa cambia per l’utente

Il vecchio libretto della caldaia viene sostituito dal LIBRETTO DI IMPIANTO che, oltre a riportare i dati relativi della caldaia, riporta quelli relativi ai climatizzatori e ad altri impianti e componenti di impianto presenti nell’abitazione o ufficio o azienda (vengono inclusi tutti gli impianti  con potenza maggiore di 5 kW).

Così la nuova normativa include tipologie di impianti precedentemente escluse, come gli apparecchi a biomassa installati in modo fisso e gli impianti per la climatizzazione estiva di potenza superiore a 12 kW.

I vecchi documenti (Libretto della caldaia o Libretto di Centrale) dovranno essere conservati insieme al nuovo LIBRETTO DI IMPIANTO.

Il libretto viene compilato per la prima volta dall’installatore, ma se l’impianto è già esistente  spetta al Responsabile dell’impianto procurarsi il libretto e compilarlo.

Al momento in cui il manutentore verrà ad eseguire una qualsiasi operazione il libretto gli dovrà essere consegnato per l’aggiornamento.

 chi deve compilare cosa:

A cura  del Responsabile che la firma Scheda 1
Installatore Schede 2, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10
Responsabile (con firma 3° Responsabile) Scheda 3
Manutentore Schede 11, 12
Ispettore Scheda 13
Responsabile o eventuale 3° Responsabile Scheda 14

 Sanzioni per inadempienze

I controlli verranno sempre eseguiti dall’Ente controllore (PubliES, Publicontrolli, Agenzia Fiorentina per l’Energia, etc.) e le inadempienze rispetto agl’obblighi di legge potranno essere sanzionati secondo il D. Lgs. 192/2005 o da altre disposizioni della Regione.

Tali sanzioni possono andare da un minimo di 500 ad un massimo di 3.000 € a carico di proprietario, conduttore, amministratore di condominio e terzo responsabile.

Anche il manutentore o l’installatore potrà essere sottoposto a sanzione da 1.000 a 6.000 € per inadempienze rispetto alla compilazione e rilascio della documentazione di legge.

 

 

 

NUOVO LIBRETTO DI IMPIANTO PER LA CLIMATIZZAZIONE – COSA CAMBIA DAL 1° GIUGNO

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Con Decreto Ministeriale del 10 febbraio 2014, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 55 del 7 marzo 2014, il Ministero dello Sviluppo Economico ha emanato i nuovi modelli di libretto di impianto per la climatizzazione ed i nuovi rapporti di efficienza energetica, così come previsto dall’art.7, comma 6, del D.P.R. 74/2013.

A partire dalla data del 1 giugno 2014, pertanto, tutti gli impianti termici dovranno essere muniti dei nuovi modelli di libretto di impianto per la climatizzazione, conformi all’Allegato I del Decreto Ministeriale 10/02/2014.

Si precisa che, ai sensi dell’art.3, comma 8, del Decreto Ministeriale 10/02/2014, per gli impianti esistenti alla data del 1 giugno 2014, i vecchi “libretti di centrale” ed i “libretti di impianto”, già compilati e conformi rispettivamente ai modelli riportati negli allegati I e II del decreto ministeriale 17 marzo 2003, dovranno essere conservati ed allegati al nuovo Libretto di impianto per la climatizzazione.

Nel caso di dismissione dall’impianto termico, senza sostituzione di componenti o apparecchi, le relative schede del nuovo libretto di impianto per la climatizzazione dovranno essere conservate dal responsabile dell’impianto per almeno 5 anni dalla data di dismissione.

Inoltre, per tutte le operazioni di manutenzione e/o di controllo dell’efficienza energetica su impianti di climatizzazione invernale di potenza utile nominale superiore ai 10 kW, e di climatizzazione estiva superiore ai 12 kW, con o senza produzione di acqua calda sanitaria, effettuate a partire dalla data del 1 giugno 2014, dovranno essere utilizzati i nuovi modelli conformi agli allegati II, III, IV e V del Decreto Ministeriale 10/02/2014, che andranno a sostituire i vecchi allegati F e G del D.Lgs. 192/2005.

I nuovi modelli di rapporto di efficienza energetica sono stati suddivisi in quattro configurazioni, a seconda delle diverse tipologie impiantistiche, ovvero:

Tipo 1 – Impianti con generatore di calore a fiamma Allegato II al decreto Ministeriale 10/02/2014;
Tipo 2 – Gruppi frigo – Impianti con macchine frigorifere/pompe di calore Allegato III al decreto Ministeriale 10/02/2014;
Tipo 3 – Scambiatori – Impianti alimentati da teleriscaldamento Allegato IV al decreto Ministeriale 10/02/2014;
Tipo 4 – Impianti Cogenerativi Allegato V al decreto Ministeriale 10/02/2014;

I predetti rapporti di efficienza energetica, inoltre, prevedono una sezione, sotto forma di Check-list, in cui riportare i possibili interventi atti a migliorare il rendimento energetico dell’impianto in modo economicamente conveniente.

Per maggiori informazioni consulta la nostra sezione “Normativa” oppure il sito del Ministero dello Sviluppo Economico dove potrai trovare i riferimenti normativi.

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DECRETO 10 febbraio 2014 

Modelli di libretto di impianto per la climatizzazione e di rapporto di efficienza energetica di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 74/2013. (14A01710) (GU Serie Generale n.55 del 7-3-2014)normativa1

          IL MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO

  Visto il decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192;

  Visto il decreto del Presidente della Repubblica 16 aprile 2013, n. 74 (di seguito: decreto  del  Presidente  della  Repubblica  74/2013)recante la definizione dei criteri generali in materia di  esercizio, conduzione, controllo,  manutenzione  e  ispezione  degli impianti termici per la climatizzazione invernale ed estiva  degli edifici e per la preparazione dell’acqua per usi igienici e sanitari ai sensi dell’art. 4 del decreto  legislativo  19  agosto  2005, n. 192, di attuazione delle direttive 2002/91/CE e  2010/31/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, ed in particolare:

    l’art. 7, comma 5,  secondo  cui  gli  impianti  termici per  la climatizzazione e l’acqua calda sanitaria devono essere muniti di  un “Libretto di impianto per la climatizzazione”;

    l’art. 8, comma 5, secondo cui, al termine  delle  operazioni  di controllo, l’operatore che effettua il controllo provvede a  redigere e sottoscrivere uno specifico Rapporto  di  controllo  di  efficienza energetica,  nelle  forme  indicate  all’Allegato  A   del   medesimo regolamento;

    l’art. 7, comma 6, secondo cui i modelli dei libretti di impianto di cui al comma 5 e dei rapporti  di  efficienza  energetica  di  cui all’art. 8, comma 5, nelle versioni o  configurazioni  relative  alle diverse  tipologie  impiantistiche,  sono  aggiornati,  integrati   e caratterizzati da una numerazione progressiva che li identifica,  con decreto del Ministro dello sviluppo economico,  entro  il  1°  luglio 2013, ferma restando la facolta’ delle Regioni e Province autonome di apportare ulteriori integrazioni;

  Considerate le  analisi  sviluppate  in  fase  istruttoria  con  il supporto tecnico-scientifico dal Comitato Termotecnico Italiano sulla base delle esperienze fin qui  maturate, delle  evoluzioni  previste nella normativa tecnica europea e nazionale e dei confronti avuti con gli operatori del settore;

  Considerata l’opportunita’  di  prevedere  un  lasso  temporale  di adeguamento del sistema per l’adozione dei modelli aggiornati con  il presente decreto, evitando anche di intervenire con nuovi adempimenti nel corso della stagione di riscaldamento;

                               Decreta:

                                Art. 1

                   Modello di libretto di impianto per la climatizzazione

   1. A partire dal 1° giugno 2014, gli impianti termici  sono  muniti di un “libretto di impianto per la climatizzazione” (di  seguito:  il Libretto)conforme al modello riportato all’allegato I del  presente decreto.

 Art. 2

             Modelli di rapporto di efficienza energetica

   1. A partire dal 1° giugno 2014, in occasione degli interventi  di controllo ed eventuale manutenzione di cui all’art. 7 del decreto del Presidente  della  Repubblica  74/2013,  su impianti termici di climatizzazione invernale di potenza utile nominale maggiore di 10 kW e di climatizzazione estiva di potenza utile nominale maggiore di 12 kW, con o senza produzione di acqua calda sanitaria, il rapporto di controllo di efficienza energetica di cui all’art. 8, comma  5, (di seguito: il Rapporto) si conforma ai modelli riportati agli allegati II, III, IV e V del presente decreto.

  2. Il comma 1 non  si  applica  agli  impianti  termici  alimentati esclusivamente con fonti rinnovabili di cui al decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, ferma restando la compilazione del libretto.

 Art. 3

           Compilazione e modalita’ di utilizzo dei modelli

   1.  Il  libretto e il rapporto sono compilati e utilizzati conformemente alle disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 74/2013.

  2. Gli allegati  al  presente  decreto  sono  resi  disponibili  in formato PDF sul sito del Ministero dello sviluppo  economico  e  sono pubblicati, nel medesimo formato e con i medesimi  contenuti,  anche nell’ambito della documentazione inerente il catasto  territoriale degli impianti termici che ciascuna Regione  predispone  ai  sensi dell’art.10, comma4, lettera a), del decreto del  Presidente  della Repubblica 74/2013.

  3. Eventuali integrazioni del libretto, apportate dalle Regioni  o dalle Province autonome ai sensi dell’art.7, comma 6 del decreto del Presidente della Repubblica 74/2013, sono predisposte sotto forma di scheda aggiuntiva con numerazione coerente con quella  della sezione del libretto cui afferiscono.

  4. Gli allegati al presente decreto possono essere resi disponibili anche dalle associazioni di categoria degli operatori  termoidraulici o da altri operatori del settore e dalle  associazioni di interesse senza alcuna modifica o integrazione, eccezion fatta per l’eventuale aggiunta del logo delle  associazioni, e con evidenziazione degli estremi del decreto ministeriale di adozione.

  5. Al responsabile dell’impianto e’ data facolta’ di selezionare  e fare compilare e aggiornare le sole schede del libretto  pertinenti alla tipologia dell’impianto termico al quale il libretto stesso  si riferisce.

  6.  Nel caso di integrazioni dell’impianto con componenti o apparecchi aggiuntivi, il libretto e’ aggiornato mediante compilazione delle sole schede pertinenti agli  interventi  eseguiti.

Nel  caso  di  dismissione  dall’impianto senza sostituzione di componenti o apparecchi, le relative schede sono conservate dal responsabile dell’impianto per almeno 5 anni dalla data di dismissione.

  7. Il Libretto puo’ essere reso disponibile anche in formato PDF, o elettronico, editabile ai fini della sua compilazione e aggiornamento in forma elettronica. In questo caso, copia  conforme del file, stampata su carta, deve essere resa disponibile in sede di ispezione da parte dell’autorita’ competente.

  8. Per gli impianti esistenti alla data  del 1°giugno 2014,i “libretti di centrale” ed i “libretti di impianto”, gia’ compilati e conformi rispettivamente ai modelli riportati negli allegati I e II del decreto ministeriale 17 marzo 2003,  devono  essere  allegati  al Libretto.

  9. Al fine di facilitare e uniformare la compilazione dei  libretto di impianto per la climatizzazione e dei  rapporti di  controllo di efficienza energetica, il CTI mette a disposizione  degli esempi applicativi per le tipologie impiantistiche piu’ diffuse.

 Art. 4

     Disposizioni finali

   1. Gli allegati I e II del decreto ministeriale 17 marzo 2003  sono sostituiti dall’allegato I del presente decreto.

  2. Gli allegati F e G del decreto legislativo 19  agosto 2005,  n. 192, sono sostituiti dagli allegati II,III,IV e V del presente decreto.

  3. Il presente decreto non comporta nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato ed entra in vigore il giorno successivo alla data di  pubblicazione  nella  Gazzetta  Ufficiale  della  Repubblica italiana.

     Roma, 10 febbraio 2014

                                              Il Ministro: Zanonato

vedi anche Gazzetta Ufficiale su http://www.gazzettaufficiale.it/

 

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 16 aprile 2013, n. 74 

normativa1

Regolamento recante definizione dei criteri generali in materia di esercizio, conduzione, controllo, manutenzione e ispezione degli impianti termici per la climatizzazione invernale ed estiva degli edifici e per la preparazione dell’acqua calda per usi igienici sanitari, a norma dell’articolo 4, comma 1, lettere a) e c), del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192. (13G00114) (GU Serie Generale n.149 del 27-6-2013) note: Entrata in vigore del provvedimento: 12/07/2013

 IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 Visto l’articolo 87 della Costituzione;

Visto l’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni;

Vista  la  legge  9  gennaio  1991,  n.  10,  recante   norme   per l’attuazione  del  Piano  energetico  nazionale  in  materia  di  uso razionale dell’energia, di risparmio energetico e di  sviluppo  delle fonti rinnovabili di energia;

Vista  la  direttiva  2002/91/CE  del  Parlamento  europeo  e   del Consiglio,  del  16  dicembre   2002,   sul   rendimento   energetico nell’edilizia;

Visto il decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192,  e  successive modificazioni, recante attuazione della citata direttiva  2002/91/CE, di seguito  denominato  «decreto  legislativo»  ed,  in  particolare, l’articolo 4, comma 1, lettere a), b) e c), concernente l’adozione di criteri generali, di una metodologia di calcolo e dei requisiti della prestazione energetica;

Visto l’articolo 7, del citato decreto legislativo  che  disciplina l’esercizio  e  la  manutenzione  degli  impianti  termici   per   la climatizzazione invernale ed estiva;  Visto l’articolo 9, comma 1, del citato  decreto  legislativo  che, fermo restando il rispetto  della  clausola  di  cedevolezza  di  cui all’articolo 17, assegna alle regioni e  alle  province  autonome  di Trento e di Bolzano, l’attuazione delle  disposizioni  contenute  nel medesimo decreto legislativo;

Visto l’articolo 12, comma 1, del citato  decreto  legislativo  che disciplina  in  via  transitoria  l’esercizio,  la   manutenzione   e l’ispezione degli impianti termici per la  climatizzazione  invernale ed estiva;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n. 412, recante norme per la progettazione, l’installazione, l’esercizio e la manutenzione degli impianti termici degli edifici, ai  fini  del contenimento del consumo d’energia, in  attuazione  dell’articolo  4, comma 4, della legge 9 gennaio  1991,  n.  10,  come  modificato  dal decreto del Presidente della Repubblica 21 dicembre 1999, n. 551;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 2 aprile 2009,  n. 59, concernente la definizione dei criteri generali,  le  metodologie di calcolo e i requisiti minimi per la prestazione  energetica  degli edifici e degli impianti termici per la climatizzazione  invernale  e per la preparazione dell’acqua calda per usi  igienici  sanitari,  in attuazione del citato articolo 4, comma  1,  lettere  a)  e  b),  del decreto legislativo;

Visto il decreto legislativo 30 maggio 2008,  n.  115,  cosi’  come modificato dal decreto legislativo 29  marzo  2010,  n.  56,  recante attuazione della direttiva 2006/32/CE concernente l’efficienza  degli usi finali dell’energia e i servizi energetici,  nonche’  abrogazione della  direttiva  93/76/CE  e,  in  particolare,  l’articolo  4   che individua  le  funzioni  attribuite   all’Unita’   per   l’efficienza energetica  istituita  presso  l’Agenzia  nazionale  per   le   nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA);

Sentito il parere del Consiglio nazionale delle  ricerche  (CNR)  e dell’Ente per le nuove tecnologie l’energia e l’ambiente (ENEA);

Sentito il parere del Consiglio  nazionale  consumatori  ed  utenti (CNCU);

Considerato che l’emanazione del  presente  decreto  e’  funzionale alla piena  attuazione  della  direttiva  2002/91/CE  del  Parlamento europeo e del Consiglio, del  16  dicembre  2002,  e  in  particolare dell’articolo 9, e che, in proposito, la Commissione europea,  il  18 ottobre 2006, ha avviato nei confronti della Repubblica italiana,  ai sensi  dell’articolo  258  del  TFUE,  la  procedura  di   infrazione 2006/2378 e che, il 19 luglio 2012, e’ stato presentato ricorso  alla Corte di Giustizia dell’Unione  europea  con  richiesta  di  condanna dell’Italia per attuazione incompleta e  non  conforme  della  citata direttiva 2002/91/CE;

Considerato che, in relazione alla disciplina delle ispezioni degli impianti   per   la   climatizzazione   estiva,   la   cui    assenza nell’ordinamento  italiano  e’  stata  rilevata   dalla   Commissione europea, risulta opportuno, ai fini gestionali e di contenimento  dei costi per gli utenti finali, integrare le operazioni di manutenzione, esercizio e ispezione di tutte le tipologie di servizi forniti  dagli impianti termici installati negli edifici;

Considerato  che  l’articolo  8  della  direttiva  2002/91/CE   del Parlamento europeo  e  del  Consiglio,  del  16  dicembre  2002,  sul rendimento energetico nell’edilizia, al fine di  ridurre  il  consumo energetico e i livelli di emissione di biossido di carbonio,  prevede che gli Stati Membri adottino le misure  necessarie  per  prescrivere ispezioni  periodiche  delle  caldaie  alimentate  con   combustibili gassosi, liquidi o solidi non rinnovabili, fornisce indicazioni sulle potenze utili significative delle caldaie da sottoporre a ispezione e sulla frequenza delle medesime;

Considerato  che  l’articolo  9  della  direttiva  2002/91/CE  del Parlamento europeo  e  del  Consiglio,  del  16  dicembre  2002,  sul rendimento energetico nell’edilizia, al fine di  ridurre  il  consumo energetico e i livelli di emissione di biossido di carbonio,  prevede che gli Stati Membri adottino le misure  necessarie  per  prescrivere ispezioni periodiche sui sistemi di  condizionamento  d’aria  la  cui potenza nominale utile e’ superiore a 12 kW;

Acquisita l’intesa  espressa  dalla  Conferenza  unificata  di  cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281,  nella seduta del 26 settembre 2012;

Udito il parere del Consiglio  di  Stato,  espresso  dalla  Sezione Consultiva per gli atti normativi nell’Adunanza  di  Sezione  del  20 dicembre 2012;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri,  adottata  nella riunione del 15 febbraio 2013;

Su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto  con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e  con  il  Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare;

 

E m a n a il seguente regolamento:

 Art. 1

 

Ambito di intervento e finalita’

 1. Il presente decreto definisce i criteri generali in  materia  di esercizio, conduzione,  controllo,  manutenzione  e  ispezione  degli impianti termici per la climatizzazione  invernale  ed  estiva  degli edifici, per  la  preparazione  dell’acqua  calda  per  usi  igienici sanitari,  nonche’  i  requisiti  professionali  e   i   criteri   di accreditamento per  assicurare  la  qualificazione  e  l’indipendenza degli esperti e degli organismi cui affidare i compiti  di  ispezione degli impianti di climatizzazione, ai sensi dell’articolo 4, comma 1, lettere a) e c), del decreto legislativo 19 agosto 2005, n.  192,  di seguito denominato: “decreto legislativo”.

2. I criteri generali di cui al comma 1 si  applicano  all’edilizia pubblica e privata.

          Avvertenza:

              Il testo delle note qui  pubblicato  e’  stato  redatto dall’amministrazione  competente  per  materia,   ai sensi dell’art.  10,  commi  2  e  3,  del  testo   unico   delle disposizioni    sulla    promulgazione     delle     leggi, sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica  italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985,  n.  1092,  al  solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni  di  legge alle quali e’  operato  il  rinvio.  Restano  invariati  il valore e l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti. 

          Note all’art. 1: 

              – Si riporta l’art. 4, comma 1, lettere  a)  e  c)  del decreto legislativo 19  agosto  2005,  n.  192  (Attuazione della   direttiva   2002/911CE   relativa   al   rendimento energetico  nell’edilizia),   pubblicato   nella   Gazzetta Ufficiale 23 settembre 2005, n. 222, S.O.: 

              “Art.  4.  Adozione  di  criteri   generali,   di   una metodologia  di  calcolo  e  requisiti  della   prestazione energetica.  

1. Entro centoventi giorni dalla  data  di  entrata  in vigore del presente decreto, con uno  o  piu’  decreti  del Presidente della Repubblica, sono definiti: 

                a) i criteri generali, le metodologie di calcolo e  i requisiti minimi finalizzati al contenimento dei consumi di energia e al raggiungimento degli obiettivi di cui all’art. 1, tenendo conto di quanto riportato  nell’allegato  «B»  e della destinazione  d’uso  degli  edifici.  Questi  decreti disciplinano  la  progettazione,     l’installazione, l’esercizio, la manutenzione e l’ispezione  degli  impianti termici per la climatizzazione invernale  ed  estiva  degli edifici, per  la  preparazione  dell’acqua  calda  per  usi igienici sanitari e, limitatamente  al  settore  terziario, per l’illuminazione artificiale degli edifici;  

                b) (Omissis); 

                c)  i  requisiti  professionali  e i criteri di accreditamento per assicurare la qualificazione e          l’indipendenza  degli  esperti  o  degli  organismi  a  cui affidare  la  certificazione  energetica  degli  edifici  e           l’ispezione degli impianti di climatizzazione. I requisiti minimi sono  rivisti  ogni  cinque  anni  e  aggiornati  in funzione dei progressi della tecnica; 

2. I decreti  di  cui  al  comma  1  sono  adottati  su proposta  del  Ministro  delle  attivita’ produttive, di          concerto  con  il  Ministro  delle  infrastrutture  e   dei trasporti e con il Ministro dell’ambiente e della  tutela del  territorio,  acquisita  l’intesa  con  la   Conferenza unificata, sentiti il Consiglio nazionale delle  ricerche, di seguito denominato CNR, l’Ente per le  nuove  tecnologie l’energia e l’ambiente,  di  seguito  denominato  ENEA,  il Consiglio  nazionale  consumatori  e  utenti,  di   seguito denominato CNCU.”. 

Art. 2

 

Definizioni

 1. Ai fini del presente regolamento  si  applicano  le  definizioni contenute nell’articolo 2, comma 1, e  nell’Allegato  A  del  decreto legislativo.

          Note all’art. 2: 

     – Si riporta l’art. 2,  comma  1,  del  citato  decreto legislativo n. 192 del 2005: “Art. 2. Definizioni.               1. Ai fini del presente decreto si definisce: 

a)  «edificio»  e’  un   sistema   costituito   dalle strutture edilizie esterne che  delimitano  uno  spazio  di           volume definito, dalle strutture interne  che  ripartiscono detto  volume  e  da  tutti  gli  impianti  e   dispositivi tecnologici che si trovano stabilmente al suo  interno;  la superficie esterna che delimita un edificio puo’  confinare con tutti o alcuni di questi elementi: l’ambiente  esterno, il terreno, altri edifici; il termine puo’ riferirsi  a  un intero edificio ovvero a parti  di  edificio  progettate  o ristrutturate per essere utilizzate come unita’ immobiliari a se’ stanti;

b) «edificio di nuova costruzione» e’ un edificio per quale la richiesta di permesso di costruire  o  denuncia           di  inizio  attivita’,  comunque  denominato,   sia   stata presentata successivamente alla data di entrata  in  vigore del presente decreto; 

c)  «prestazione  energetica,  efficienza  energetica ovvero rendimento di un edificio» e’ la quantita’ annua  di energia effettivamente consumata o  che  si  prevede  possa essere necessaria per soddisfare i vari bisogni connessi ad un uso standard dell’edificio, compresi la  climatizzazione invernale e estiva, la preparazione  dell’acqua  calda  per usi igienici sanitari, la ventilazione  e  l’illuminazione. Tale quantita’ viene espressa da uno o piu’ descrittori che tengono conto della  coibentazione,  delle  caratteristiche          tecniche e di installazione, della  progettazione  e  della posizione   in   relazione    agli    aspetti    climatici,           dell’esposizione al sole e dell’influenza  delle  strutture adiacenti,  dell’esistenza  di  sistemi  di  trasformazione propria di energia e degli altri fattori, compreso il clima degli  ambienti  interni,  che  influenzano  il  fabbisogno energetico; 

d)  «attestato  di  certificazione  energetica  o  di rendimento  energetico  dell’edificio»  e’ il documento          redatto nel rispetto delle  norme  contenute  nel  presente decreto, attestante la prestazione energetica    ed eventualmente alcuni  parametri  energetici  caratteristici dell’edificio; 

e) «cogenerazione»  e’ la produzione e l’utilizzo simultanei di energia meccanica o elettrica  e  di  energia           termica a partire dai combustibili primari, nel rispetto di determinati criteri qualitativi di efficienza energetica; 

f)  «sistema  di  condizionamento   d’aria»  e’ il complesso di tutti i componenti necessari per un sistema di           trattamento dell’aria, attraverso il quale  la  temperatura e’ controllata o puo’ essere  abbassata,  eventualmente  in combinazione   con   il   controllo della ventilazione, dell’umidita’ e della purezza dell’aria; 

g) «generatore di calore o caldaia» e’  il  complesso bruciatore-caldaia che permette  di  trasferire  al  fluido           termovettore il calore prodotto dalla combustione;”.

 Art. 3

 

Valori massimi della temperatura ambiente

 1.  Durante  il  funzionamento  dell’impianto  di   climatizzazione invernale, la media ponderata delle temperature  dell’aria,  misurate nei singoli ambienti riscaldati di ciascuna unita’  immobiliare,  non deve superare:

a) 18°C + 2°C di tolleranza per gli edifici adibiti ad  attivita’ industriali, artigianali e assimilabili;

b) 20°C + 2°C di tolleranza per tutti gli altri edifici.

2.  Durante  il  funzionamento  dell’impianto  di climatizzazione estiva, la media ponderata delle temperature dell’aria, misurate  nei singoli ambienti raffrescati di ciascuna unita’ immobiliare, non deve essere minore di 26°C – 2°C di tolleranza per tutti gli edifici.

3. Il mantenimento della temperatura dell’aria negli ambienti entro i limiti fissati ai commi 1 e 2 e’ ottenuto  con accorgimenti che  non comportino spreco di energia.

4. Gli edifici adibiti a  ospedali,  cliniche  o  case  di  cura  e assimilabili, ivi compresi quelli adibiti a ricovero o cura di minori o anziani, nonche’  le  strutture  protette  per  l’assistenza  e  il recupero dei  tossico-dipendenti  e  di  altri  soggetti  affidati  a servizi sociali pubblici, sono esclusi dal rispetto dei commi 1 e  2,limitatamente alle zone riservate alla permanenza  e  al  trattamento medico dei degenti o degli ospiti. Per gli edifici adibiti a piscine, saune e assimilabili, per le sedi delle rappresentanze diplomatiche e di organizzazioni internazionali non ubicate in stabili condominiali, le autorita’ comunali possono concedere deroghe motivate ai limiti di temperatura dell’aria negli ambienti di cui ai commi 1 e  2,  qualora elementi oggettivi o  esigenze  legati  alla  specifica  destinazione d’uso giustifichino temperature diverse di detti valori.

5. Per gli edifici adibiti ad attivita’ industriali, artigianali  e assimilabili, le autorita’  comunali  possono  concedere  deroghe  ai limiti di temperatura dell’aria negli ambienti di cui ai commi 1 e 2, qualora si verifichi almeno una delle seguenti condizioni:

a)  le  esigenze  tecnologiche   o   di   produzione   richiedano temperature diverse dai valori limite;

b) l’energia termica per la climatizzazione  estiva  e  invernale degli ambienti derivi da sorgente non  convenientemente  utilizzabile in altro modo.

 

Art. 4

 

Limiti di esercizio degli impianti  termici  per  la  climatizzazione invernale

1.  Gli  impianti  termici  destinati  alla  climatizzazione  degli ambienti invernali  sono  condotti  in  modo  che,  durante  il  loro funzionamento, non siano superati i  valori  massimi  di  temperatura indicati all’articolo 3 del presente decreto.

2.  L’esercizio  degli  impianti  termici  per  la  climatizzazione invernale e’ consentito con i seguenti  limiti   relativi  al  periodo annuale e alla durata giornaliera di attivazione, articolata anche in due o piu’ sezioni:

a) Zona A: ore 6 giornaliere dal 1° dicembre al 15 marzo;

b) Zona B: ore 8 giornaliere dal 1° dicembre al 31 marzo;

c) Zona C: ore 10 giornaliere dal 15 novembre al 31 marzo;

d) Zona D: ore 12 giornaliere dal 1° novembre al 15 aprile;

e) Zona E: ore 14 giornaliere dal 15 ottobre al 15 aprile;

f) Zona F: nessuna limitazione.

3. Al di fuori di tali periodi, gli impianti termici possono essere attivati  solo  in  presenza  di   situazioni   climatiche   che   ne giustifichino l’esercizio e, comunque, con una durata giornaliera non superiore alla meta’ di quella consentita in via ordinaria.

4. La durata giornaliera di attivazione degli impianti non  ubicati nella zona F e’ compresa tra le ore 5 e le ore 23 di ciascun giorno.

5. Le disposizioni di cui ai commi 2, 3 e 4 non si applicano:

a) agli edifici adibiti a ospedali, cliniche o  case  di  cura  e assimilabili ivi compresi quelli adibiti a ricovero o cura di  minori o anziani, nonche’ alle strutture protette  per  l’assistenza  ed  il recupero dei  tossico-dipendenti  e  di  altri  soggetti  affidati  a servizi sociali pubblici;

b)   alle   sedi   delle   rappresentanze   diplomatiche   e   di organizzazioni internazionali,  che  non  siano  ubicate  in  stabili condominiali;

c) agli edifici adibiti a scuole materne e asili nido;

d) agli edifici adibiti a piscine, saune e assimilabili;

e) agli edifici adibiti ad attivita’ industriali ed artigianali e assimilabili, nei casi in  cui  ostino  esigenze  tecnologiche  o  di produzione.

6. Le disposizioni di cui ai commi 2, 3  e  4,  limitatamente  alla sola durata giornaliera di attivazione, non si applicano nei seguenti casi:

a) edifici adibiti  a  uffici  e  assimilabili,  nonche’  edifici adibiti ad attivita’ ommerciali e assimilabili,  limitatamente  alle parti  adibite  a  servizi  senza  interruzione    giornaliera  delle attivita’;

b) impianti termici che utilizzano calore proveniente da centrali di cogenerazione con produzione combinata di elettricita’ e calore;

c) impianti termici che utilizzano sistemi  di  riscaldamento  di tipo a pannelli radianti incassati nell’opera muraria;

d) impianti termici al servizio di uno o piu’ edifici  dotati  di circuito primario, volti esclusivamente ad alimentare gli edifici  di cui alle deroghe previste al comma 5,  per  la  produzione  di  acqua calda per usi igienici e sanitari, nonche’ al fine  di  mantenere  la temperatura dell’acqua nel circuito primario al valore  necessario  a garantire il funzionamento dei circuiti secondari nei tempi previsti;

e) impianti  termici  al  servizio  di  piu’  unita’  immobiliari residenziali e assimilate dotati di gruppo  termoregolatore  pilotato da  una  sonda  di  rilevamento   della   temperatura   esterna   con programmatore che consenta la regolazione almeno su due livelli della temperatura ambiente nell’arco delle 24 ore; questi impianti  possono essere  condotti  in  esercizio  continuo  purche’  il  programmatore giornaliero venga tarato e sigillato per  il  raggiungimento  di  una temperatura degli ambienti pari a 16°C + 2°C di tolleranza nelle  ore al di fuori della durata giornaliera di attivazione di cui al comma 2 del presente articolo;

f) impianti  termici  al  servizio  di  piu’  unita’  immobiliari residenziali e assimilate nei quali sia installato e funzionante,  in ogni singola unita’ immobiliare, un sistema di contabilizzazione  del calore e un sistema di termoregolazione  della  temperatura  ambiente dell’unita’  immobiliare  stessa  dotato  di  un  programmatore   che consenta la regolazione almeno su due livelli  di  detta  temperatura nell’arco delle 24 ore;

g) impianti termici per singole unita’ immobiliari residenziali e assimilate dotati di un sistema di termoregolazione della temperatura ambiente con programmatore giornaliero che consenta la regolazione di detta temperatura almeno  su  due  livelli  nell’arco  delle  24  ore nonche’ lo spegnimento del generatore  di  calore  sulla  base  delle necessita’ dell’utente;

h) impianti termici  condotti  mediante  “contratti  di  servizio energia” ove i corrispettivi sono  correlati  al  raggiungimento  del comfort ambientale nei limiti consentiti  dal  presente  regolamento, purche’ si provveda, durante le ore  al  di  fuori  della  durata  di attivazione degli impianti consentita dai commi 2 e 3,  ad  attenuare la potenza erogata dall’impianto nei limiti indicati alla lettera e).

7.  Presso  ogni  impianto  termico  al  servizio  di  piu’  unita’ immobiliari   residenziali   e   assimilate,   il   proprietario o l’amministratore espongono una tabella contenente:

a) l’indicazione del periodo annuale di  esercizio  dell’impianto termico e dell’orario di attivazione giornaliera prescelto;

b) le generalita’ e il recapito  del  responsabile  dell’impianto termico;

c) il codice dell’impianto  assegnato  dal  Catasto  territoriale degli impianti termici istituito dalla Regione o  Provincia  autonoma ai sensi dell’articolo 10, comma 4, lettera a).

Art. 5

 

Facolta’ delle  Amministrazioni  comunali  in  merito  ai  limiti  di esercizio degli impianti termici

1. In deroga a quanto previsto  dall’articolo  4,  i  sindaci,  con propria ordinanza, possono ampliare o ridurre, a fronte di comprovate esigenze, i periodi annuali di esercizio e la durata  giornaliera  di attivazione degli impianti termici, nonche’  stabilire  riduzioni  di temperatura ambiente massima consentita sia nei  centri  abitati  sia nei singoli immobili.

2. I sindaci assicurano l’immediata informazione  alla  popolazione dei provvedimenti adottati ai sensi del comma 1.

Art. 6

 

Criteri generali, requisiti e soggetti responsabili per  l’esercizio, la conduzione,  il  controllo  e  la  manutenzione  degli  impianti termici per la climatizzazione invernale ed estiva.

1.  L’esercizio,  la  conduzione,  il  controllo,  la  manutenzione dell’impianto termico e il rispetto delle disposizioni  di  legge  in materia  di  efficienza  energetica  sono  affidati  al  responsabile dell’impianto, che puo’ delegarle ad un terzo.  La  delega  al  terzo responsabile non e’ consentita nel caso di singole unita’ immobiliari residenziali in cui il generatore o i generatori non siano installati in locale tecnico esclusivamente dedicato. In tutti  i  casi  in  cui nello stesso locale  tecnico  siano  presenti  generatori  di  calore oppure macchine frigorifere al servizio  di  piu’  impianti  termici, puo’ essere delegato un unico terzo responsabile che  risponde  delle predette attivita’ degli impianti.

2. In caso di impianti non conformi alle disposizioni di legge,  la delega di cui al comma  1  non  puo’  essere  rilasciata,  salvo  che nell’atto  di  delega  sia  espressamente  conferito  l’incarico   di procedere alla loro messa a norma. Il delegante deve porre in  essere ogni atto,  fatto  o  comportamento  necessario  affinche’  il  terzo responsabile possa adempiere agli obblighi previsti  dalla  normativa vigente e garantire la copertura  finanziaria  per  l’esecuzione  dei necessari interventi nei tempi concordati. Negli edifici in  cui  sia instaurato un regime di condominio, la predetta garanzia  e’  fornita attraverso apposita delibera dell’assemblea dei  condomini.  In  tale ipotesi  la  responsabilita’  degli  impianti  resta  in  carico   al delegante, fino alla comunicazione dell’avvenuto completamento  degli interventi necessari da inviarsi per iscritto da parte  del  delegato al delegante entro e non oltre cinque giorni lavorativi  dal  termine dei lavori.

3.  Il  responsabile  o,  ove  delegato,  il   terzo   responsabile rispondono del mancato rispetto  delle  norme  relative  all’impianto termico,  in  particolare  in  materia  di  sicurezza  e  di   tutela dell’ambiente. L’atto di assunzione di responsabilita’ da  parte  del terzo,  anche  come  destinatario  delle   sanzioni   amministrative, applicabili ai sensi dell’articolo 11, deve essere redatto  in  forma scritta contestualmente all’atto di delega.

4. Il terzo responsabile, ai fini  di  cui  al  comma  3,  comunica tempestivamente  in  forma  scritta  al   delegante   l’esigenza   di effettuare gli interventi,  non  previsti  al  momento  dell’atto  di delega o richiesti dalle evoluzioni della  normativa,  indispensabili al corretto funzionamento dell’impianto termico  affidatogli  e  alla sua rispondenza alle vigenti prescrizioni normative. Negli edifici in cui vige un regime di  condominio  il  delegante  deve  espressamente autorizzare con apposita delibera condominiale il terzo  responsabile a  effettuare  i  predetti   interventi   entro   10   giorni   dalla comunicazione di cui sopra, facendosi carico dei relativi  costi.  In assenza della delibera condominiale nei detti termini, la delega  del terzo responsabile decade automaticamente.

5. Il terzo responsabile informa la Regione  o  Provincia  autonoma competente  per  territorio,  o  l’organismo  da  loro  eventualmente delegato:

a) della delega ricevuta, entro dieci giorni lavorativi;

b) della eventuale revoca dell’incarico o rinuncia  allo  stesso, entro due giorni lavorativi;

c) della decadenza di cui al comma  4,  entro  i  due  successivi giorni  lavorativi,  nonche’  le  eventuali  variazioni   sia   della consistenza che della titolarita’ dell’impianto.

6.  Il  terzo  responsabile  non  puo’   delegare   ad   altri   le responsabilita’ assunte e  puo’  ricorrere  solo  occasionalmente  al subappalto o all’affidamento di alcune attivita’ di  sua  competenza, fermo restando il rispetto del decreto del  Ministro  dello  sviluppo economico  22  gennaio  2008,  n.  37,  per  le  sole  attivita’ di manutenzione, e la propria diretta responsabilita’ ai sensi e per gli effetti dell’articolo 1667 e seguenti del codice civile.

7. Il ruolo di terzo responsabile di un impianto  e’  incompatibile con il ruolo di venditore di energia per il medesimo impianto, e  con le societa’ a qualsiasi titolo  legate  al  ruolo  di  venditore,  in qualita’ di partecipate o controllate o associate  in  ATI  o  aventi stessa partecipazione proprietaria o aventi in essere un contratto di collaborazione, a meno che la fornitura sia effettuata nell’ambito di un contratto di servizio energia, di cui al  decreto  legislativo 30 maggio 2008, n. 115, in cui la remunerazione del servizio fornito non sia  riconducibile  alla  quantita’  di  combustibile  o  di  energia fornita,  ma  misurabile  in  base  a  precisi  parametri   oggettivi preventivamente concordati. Nel contratto di  servizio  energia  deve essere riportata esplicitamente la conformita’ alle disposizioni  del decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 115.

8. Nel caso di impianti termici con potenza  nominale  al  focolare superiore a 350 kW, ferma restando la normativa vigente in materia di appalti pubblici, il terzo responsabile deve essere  in  possesso  di certificazione UNI EN ISO 9001 relativa all’attivita’ di  gestione  e manutenzione degli impianti termici,  o  attestazione  rilasciata  ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica del 5 ottobre 2010, n. 207, nelle categorie OG 11, impianti tecnologici, oppure OS 28.

          Note all’art. 6: 

              – Il decreto del Ministro dello sviluppo economico  del 22 gennaio 2008, n.  37  (Riordino  delle  disposizioni  in materia  di  attivita’  di  installazione  degli   impianti all’interno  degli  edifici),  e’  stato  pubblicato  nella Gazzetta Ufficiale 12 marzo 2008, n. 61.

              – Il D.P.R. 5 ottobre  2010,  n.  207  (Regolamento di esecuzione ed attuazione del decreto legislativo 12  aprile 2006,  n.  163,  recante  «Codice  dei  contratti  pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione  delle direttive 2004/17/CE e  2004/18/CE),  e’  stato  pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 10 dicembre 2010, n. 288, S.O..  

             -  Il  decreto  legislativo  30  maggio  2008,  n.  115(Attuazione    della    direttiva    2006/32/CE    relativa all’efficienza degli usi finali dell’energia  e  i  servizi energetici e abrogazione  della  direttiva  93/76/CEE),  e’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 3 luglio 2008, n. 154.

 Art. 7

 

Controllo e manutenzione degli impianti termici

  1.  Le  operazioni   di   controllo   ed   eventuale   manutenzione dell’impianto devono essere eseguite da ditte abilitate ai sensi  del decreto del Ministro dello sviluppo economico 22 gennaio 2008, n. 37, conformemente alle prescrizioni e con la periodicita’ contenute nelle istruzioni tecniche per l’uso  e  la  manutenzione  rese  disponibili dall’impresa installatrice dell’impianto  ai  sensi  della  normativa vigente.

2.  Qualora  l’impresa  installatrice  non  abbia  fornito  proprie istruzioni specifiche,  o  queste  non  siano  piu’  disponibili,  le operazioni di controllo ed eventuale manutenzione degli apparecchi  e dei dispositivi facenti parte  dell’impianto  termico  devono  essere eseguite  conformemente  alle  prescrizioni  e  con  la  periodicita’ contenute nelle istruzioni tecniche relative allo  specifico  modello elaborate dal fabbricante ai sensi della normativa vigente.

3. Le operazioni  di  controllo  ed  eventuale  manutenzione  delle restanti parti dell’impianto termico e degli apparecchi e dispositivi per i quali non siano disponibili ne’ reperibili  le  istruzioni  del fabbricante, devono essere eseguite secondo le prescrizioni e con  la periodicita’ prevista dalle normative UNI  e  CEI  per  lo  specifico elemento o tipo di apparecchio o dispositivo.

4.  Gli  installatori  e  i  manutentori  degli  impianti  termici, abilitati  ai  sensi  del  decreto  del   Ministro   dello   sviluppo economico 22  gennaio  2008,  n.  37,  nell’ambito  delle  rispettive responsabilita’,  devono  definire  e  dichiarare  esplicitamente  al committente o all’utente, in forma scritta e facendo riferimento alla documentazione  tecnica   del   progettista   dell’impianto   o   del fabbricante degli apparecchi:

a) quali siano le operazioni di controllo e manutenzione  di  cui necessita l’impianto da loro installato o manutenuto,  per  garantire la sicurezza delle persone e delle cose;

b) con quale frequenza le  operazioni  di  cui  alla  lettera  a) vadano effettuate.

5. Gli impianti termici per  la  climatizzazione  o  produzione  di acqua calda  sanitaria  devono  essere  muniti  di  un  “Libretto  di impianto  per  la  climatizzazione”.  In  caso  di  trasferimento   a qualsiasi titolo dell’immobile o dell’unita’ immobiliare  i  libretti di impianto devono essere consegnati  all’avente  causa,  debitamenteaggiornati, con gli eventuali allegati.

6. I modelli dei libretti di impianto di  cui  al  comma  5  e  dei rapporti di efficienza energetica di cui  all’articolo  8,  comma  3, nelle versioni  o  configurazioni  relative  alle  diverse  tipologie impiantistiche, sono aggiornati, integrati e  caratterizzati  da  una numerazione progressiva che li identifica, con decreto  del  Ministro dello sviluppo economico, entro il 1° luglio 2013, ferma restando  la facolta’ delle Regioni e Province  autonome  di  apportare  ulteriori integrazioni. I predetti rapporti di efficienza energetica  prevedono una sezione, sotto forma di check-list, in cui riportare i  possibili interventi atti a migliorare il rendimento  energetico  dell’impianto in modo economicamente conveniente.

 Art. 8

 

Controllo dell’efficienza energetica degli impianti termici

 1.  In  occasione  degli  interventi  di  controllo  ed   eventuale manutenzione  di  cui  all’articolo  7   su   impianti   termici   di climatizzazione invernale di potenza termica utile nominale  maggiore di 10 kW e  sugli  impianti  di  climatizzazione  estiva  di  potenza termica utile nominale maggiore di 12 kW, si effettua un controllo di efficienza energetica riguardante:

a) il sottosistema di generazione come definito  nell’Allegato  A del decreto legislativo;

b) la verifica della presenza e della funzionalita’  dei  sistemi di  regolazione  della  temperatura  centrale  e  locale  nei  locali climatizzati;

c) la verifica della  presenza e della funzionalita’  dei  sistemi di trattamento dell’acqua, dove previsti.

2. Le operazioni di cui  al  comma  1  sono  effettuate  secondo  i rispettivi rapporti  di  controllo  di  efficienza  energetica,  come individuati all’Allegato A del presente decreto.

3. I controlli di efficienza energetica di  cui  ai  commi  1  e  2 devono essere inoltre realizzati:

a) all’atto della prima messa in esercizio dell’impianto, a  cura dell’installatore;

b) nel caso di sostituzione degli apparecchi del sottosistema  di generazione, come per esempio il generatore di calore;

c) nel caso di interventi che non rientrino tra quelli periodici, ma tali da poter modificare l’efficienza energetica.

4. Il successivo controllo deve essere effettuato entro  i  termini previsti a far data dalla effettuazione dei controlli di cui al comma 3.

5. Al  termine  delle  operazioni  di  controllo,  l’operatore  che effettua  il  controllo  provvede  a  redigere  e  sottoscrivere  uno specifico  Rapporto  di  controllo  di  efficienza
energetica,  come indicato nell’Allegato A del presente decreto. Una copia del Rapporto e’ rilasciata al responsabile dell’impianto, che  lo  conserva  e  lo allega ai libretti di cui al comma 5 dell’articolo 7;  una  copia  e’ trasmessa a cura del manutentore o terzo  responsabile  all’indirizzo indicato  dalla  Regione  o   Provincia   autonoma   competente   per territorio, con la  cadenza  indicata  all’Allegato  A  del  presente decreto. Al fine di garantire il costante aggiornamento del  catasto, la trasmissione alle Regioni o Province autonome deve essere eseguita prioritariamente con strumenti informatici. Restano ferme le sanzioni di  cui  all’articolo  11  in  caso  di  non  ottemperanza  da  parte dell’operatore che effettua il controllo.

6. Il rendimento di combustione, rilevato nel corso dei  controlli, misurato alla massima potenza  termica  effettiva  del  focolare  del generatore di calore nelle condizioni di  normale  funzionamento,  in conformita’ alle norme tecniche UNI in  vigore,  deve  risultare  non inferiore ai valori limite riportati  nell’Allegato  B  del  presente decreto.

7. I generatori di calore per i quali,  durante  le  operazioni  di controllo, siano stati rilevati rendimenti di  combustione  inferiori ai  limiti  fissati  nell’Allegato  B  del  presente   decreto,   non riconducibili a tali  valori  mediante  operazioni  di  manutenzione, devono essere sostituiti entro 180 giorni solari a partire dalla data del controllo. Ove il  responsabile  si  avvalga  della  facolta’  di richiedere,   a   sue   spese,   un’ulteriore   verifica   da   parte dell’autorita’ competente ai sensi  dell’articolo  9,  tale  scadenza viene sospesa fino all’ottenimento  delle  definitive  risultanze  di tale verifica.

8. I generatori di calore per i quali,  durante  le  operazioni  di controllo, siano stati rilevati rendimenti di combustione inferiori a quelli fissati nell’Allegato B del  presente  decreto  sono  comunque esclusi dalla conduzione in esercizio continuo, di  cui  all’articolo 4, comma 6, lettera e).

9 . Le macchine frigorifere e le pompe di calore per  le  quali  nel corso delle operazioni di controllo sia stato rilevato che  i  valori dei  parametri  che  caratterizzano  l’efficienza  energetica   siano inferiori del 15 per cento rispetto a  quelli  misurati  in  fase  di collaudo o primo  avviamento  riportati  sul  libretto  di  impianto, devono essere riportate alla situazione iniziale, con una  tolleranza del 5 per cento. Qualora i valori misurati  in  fase  di  collaudo  o primo avviamento non siano disponibili, si fa riferimento  ai  valori di targa.

10. Le unita’ cogenerative per le quali nel corso delle  operazioni di controllo sia stato  rilevato  che  i  valori  dei  parametri  che caratterizzano l’efficienza energetica non rientrano nelle tolleranze definite dal fabbricante  devono  essere  riportate  alla  situazione iniziale, secondo il piano di manutenzione definito dal fabbricante.

 

Art. 9

 Ispezioni sugli impianti termici

 1. Ai sensi dell’articolo 9, comma 2, del decreto  legislativo,  le  autorita’ competenti  effettuano  gli  accertamenti  e  le  ispezioni necessari all’osservanza delle norme  relative  al  contenimento  dei consumi di  energia  nell’esercizio  e  manutenzione  degli  impianti termici, in  un  quadro  di  azioni  che  promuova  la  tutela  degli interessi degli utenti e dei consumatori, ivi comprese  informazione, sensibilizzazione ed assistenza all’utenza.

2. Le  ispezioni  si  effettuano  su  impianti  di  climatizzazione invernale di potenza termica utile nominale non minore di 10 kW e  di climatizzazione estiva di potenza termica utile nominale  non  minore di  12  kW.  L’ispezione  comprende  una  valutazione  di  efficienza energetica del generatore, una stima del suo corretto dimensionamento rispetto al fabbisogno energetico per la climatizzazione invernale ed estiva dell’edificio, in riferimento al  progetto  dell’impianto,  se disponibile,  e  una  consulenza  sui  possibili  interventi  atti  a migliorare   il   rendimento   energetico   dell’impianto   in   modo economicamente conveniente.

3. I  risultati  delle  ispezioni  sono  allegati  al  libretto  di impianto di cui all’articolo 7, comma 5.

4. Per gli impianti di climatizzazione invernale di potenza termica utile nominale compresa tra 10 kW e 100 kW, alimentati a gas,  metano o gpl e per gli impianti di climatizzazione estiva di potenza termica utile nominale compresa tra 12 e 100 kW l’accertamento  del  rapporto di controllo di efficienza energetica inviato dal manutentore o terzo responsabile e’ ritenuto sostitutivo dell’ispezione.

5. In caso di affidamento a organismi esterni  delle  attivita’  di cui al comma 1, questi devono comunque soddisfare i requisiti  minimi di cui all’Allegato C del presente decreto.

6. Ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo 30 maggio 2008, n.  115,  l’Unita’  tecnica  per  l’efficienza  energetica  dell’Enea (ENEA-UTEE) fornisce alle Regioni, alle Province autonome di Trento e di Bolzano,  nonche’  alle  autorita’  competenti  e  agli  organismi esterni che  ne  facciano  richiesta,  supporto  nelle  attivita’  di formazione  e   qualificazione   del   personale   incaricato   degli accertamenti e ispezioni degli impianti termici di  cui  al  presente articolo.

7. Le Regioni e le  Province  autonome  di  Trento  e  di  Bolzano, nell’ambito delle proprie competenze territoriali,  ed  eventualmente attraverso gli organismi da esse delegati, assolvono i compiti di cui al presente articolo, accertano la rispondenza alle  norme  contenute nel  presente  provvedimento  degli  impianti  termici  presenti  nel territorio di competenza e, nell’ambito della propria autonomia,  con provvedimento reso noto alle popolazioni interessate, stabiliscono le modalita’ per l’acquisizione dei dati necessari alla costituzione  di un  sistema  informativo  relativo  agli  impianti  termici  e   allo svolgimento dei propri compiti.

8. Le Regioni, le Province  autonome  di  Trento  e  di  Bolzano  l’organismo incaricato provvedono all’accertamento  dei  rapporti  di controllo di efficienza energetica pervenuti e, qualora  ne  rilevino la necessita’, si  attivano  presso  i  responsabili  degli  impianti affinche’ questi  ultimi  procedano  agli  adeguamenti  eventualmente necessari.

9.  Ai  fini  degli  obiettivi  di  miglioramento   dell’efficienza energetica, le ispezioni sono programmate in base ai seguenti criteri e priorita’:

a) impianti per cui non sia pervenuto il rapporto di controllo di efficienza energetica o per i quali in  fase  di  accertamento  siano emersi elementi di criticita’;

b) impianti dotati  di  generatori  o  macchine  frigorifere  con anzianita’ superiore a 15 anni;

c) impianti dotati di generatori a combustibile liquido o  solido con potenza termica utile nominale superiore a 100 kW: ispezioni  sul 100 per cento degli impianti, ogni due anni;

d) impianti dotati di macchine frigorifere  con  potenza  termica utile nominale superiore ai 100 kW: ispezioni sul 100 per cento degli impianti, ogni quattro anni;

e) impianti dotati di generatori a gas con potenza termica  utile nominale superiore a  100  kW  e  impianti  dotati  di  generatori  a combustibile liquido o solido  con  potenza  termica  utile  nominale compresa tra 20 e 100 kW: ispezioni sul 100 per cento degli impianti, ogni quattro anni;

f) gli impianti, di cui all’articolo 8, comma 7, per i quali  dai rapporti di  controllo  dell’efficienza  energetica  risulti  la  non riconducibilita’   a   rendimenti   superiori   a   quelli    fissati nell’Allegato B del presente decreto.

10. Entro il 31 dicembre 2014, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano predispongono e trasmettono  al  Ministero  dello sviluppo economico ed al Ministero dell’ambiente e della  tutela  del

territorio e del mare una relazione  sulle  caratteristiche  e  sullo stato  di  efficienza  e  manutenzione  degli  impianti  termici  nel territorio di propria competenza, con  particolare  riferimento  allerisultanze  delle  ispezioni  effettuate  nell’ultimo   biennio.   La relazione e’ aggiornata con frequenza biennale. Convenzionalmente  il periodo di riferimento della stagione termica e’ fissato come  inizio al primo agosto di  ogni  anno  e  termine  al  31  luglio  dell’anno successivo.

          Note all’art. 9:

              – Si riporta l’art. 9,  comma  2,  del  citato  decreto legislativo n 192 del 2005:

              “Art. 9. Funzioni delle regioni e degli enti locali. 

1. (Omissis). 

2. Le  autorita’  competenti  realizzano,  con  cadenza periodica, privilegiando accordi  tra  gli  enti  locali  o           anche attraverso altri organismi pubblici o privati di  cui sia  garantita  la  qualificazione  e  l’indipendenza,  gli accertamenti e le ispezioni necessarie all’osservanza delle norme relative  al  contenimento  dei  consumi  di  energia nell’esercizio   e   manutenzione   degli    impianti    di climatizzazione e assicurano che  la  copertura  dei  costi avvenga con una equa  ripartizione  tra  tutti  gli  utenti finali e l’integrazione di  questa  attivita’  nel  sistema delle ispezioni degli impianti  all’interno  degli  edifici previsto all’art. 1, comma 44, della legge 23 agosto  2004, n. 239, cosi’ da  garantire  il  minor  onere  e  il  minor impatto possibile a carico dei cittadini;  tali  attivita’, le  cui  metodologie  e  requisiti  degli  operatori   sono previsti dai decreti di  cui  all’art.  4,  comma  1,  sono svolte  secondo  principi  di  imparzialita’,  trasparenza, pubblicita’, omogeneita’ territoriale e sono finalizzate a: 

                a) ridurre il consumo  di  energia  e  i  livelli  di emissioni inquinanti; 

                c) rispettare quanto prescritto all’art. 7; 

                d)    monitorare    l’efficacia    delle    politiche pubbliche.”.

               – Si riporta l’art. 4 del citato decreto legislativo n. 115 del 2008: 

              “Art. 4. Funzioni di Agenzia nazionale per l’efficienza energetica 

1. L’ENEA svolge le funzioni di cui all’art.  2,  comma 1,  lettera  cc),  tramite  una   struttura,   di   seguito           denominata: «Unita’  per  l’efficienza  energetica»,  senza nuovi o maggiori oneri, ne’ minori entrate a  carico  della finanza  pubblica  e  nell’ambito  delle   risorse   umane, strumentali  e  finanziarie  disponibili   a   legislazione vigente. 

2. L’Unita’ per l’efficienza energetica  opera  secondo un proprio piano di attivita’, approvato  congiuntamente  a quelli  di  cui  all’art.  16  del  decreto  legislativo  3 settembre 2003, n. 257. L’ENEA provvede alla  redazione  di tale piano di attivita’ sulla base di specifiche direttive, emanate dal Ministro dello sviluppo economico, di  concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, d’intesa con la  Conferenza  permanente  per  i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, finalizzate a dare attuazione a quanto disposto  dal  presente  decreto  oltreche’  ad   ulteriori obiettivi   e    provvedimenti    attinenti    l’efficienza energetica. 

3. Entro centottanta giorni dalla data  di  entrata  in vigore del presente decreto, con decreto del Ministro dello  sviluppo   economico,   di   concerto   con   il   Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare,  su proposta  del  Consiglio  di  amministrazione  dell’ENEA  e previo parere per i profili di  rispettiva  competenza  del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione  e del Ministro dell’economia e delle finanze, sono  stabilite le modalita’ con cui si procede alla riorganizzazione delle strutture, utilizzando il solo personale in  servizio  alla data di entrata in vigore del presente decreto, al fine  di consentire l’effettivita’ delle  funzioni  dell’Unita’  per l’efficienza energetica.  

4.  L’Unita’  per  l’efficienza  energetica  svolge  le seguenti funzioni: 

                a) supporta il Ministero dello sviluppo  economico  e le  regioni  ai  fini  del  controllo  generale   e   della supervisione dell’attuazione del quadro istituito ai  sensi del presente decreto; 

                b) provvede  alla  verifica  e  al  monitoraggio  dei progetti realizzati e delle misure adottate, raccogliendo e coordinando  le  informazioni  necessarie  ai  fini   delle specifiche attivita’ di cui all’art. 5; 

                c) predispone, in conformita’ a quanto previsto dalla direttiva 2006/32/CE, proposte tecniche per la  definizione dei metodi per la misurazione e la verifica  del  risparmio energetico ai fini della verifica del  conseguimento  degli obiettivi  indicativi  nazionali,  da  approvarsi   secondo quanto previsto dall’art.  3,  comma  2.  In  tale  ambito, definisce altresi’ metodologie specifiche per  l’attuazione del meccanismo dei certificati bianchi,  approvate  con  le modalita’ di cui  all’art.  3,  comma  2,  con  particolare riguardo allo  sviluppo  di  procedure  standardizzate  che consentano  la  quantificazione  dei  risparmi  senza  fare           ricorso a misurazioni dirette; 

            d) svolge supporto tecnico-scientifico  e  consulenza per lo Stato, le regioni e gli enti locali  anche  ai  fini della predisposizione degli strumenti  attuativi  necessari al conseguimento degli obiettivi  indicativi  nazionali  di risparmio energetico di cui al presente decreto; 

                e) assicura, anche in coerenza  con  i  programmi  di intervento delle regioni, l’informazione a cittadini,  alle imprese, alla pubblica  amministrazione  e  agli  operatori economici, sugli strumenti  per  il  risparmio  energetico, nonche’ sui meccanismi e sul quadro finanziario e giuridico predisposto   per   la   diffusione   e    la    promozione dell’efficienza energetica, provvedendo inoltre  a  fornire sistemi di diagnosi energetiche  in  conformita’  a  quanto previsto dall’art. 18.”.

 Art. 10

Competenze delle Regioni e delle Province autonome

 1. Ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo e nel rispetto del principio di sussidiarieta’, le disposizioni del presente decreto si applicano ai territori per  i  quali  le  Regioni  o  le  Province autonome  non  abbiano  ancora  adottato  propri   provvedimenti   di applicazione della direttiva 2002/91/CE del Parlamento europeo e  del Consiglio, del 16 dicembre 2002, e comunque fino alla data di entrata in vigore dei predetti provvedimenti, fermo restando quanto  previsto dal presente articolo.

2.  Al  fine  di  garantire  un’applicazione  omogenea  sull’intero territorio  nazionale  dei  principi  fondamentali  della   direttiva 2002/91/CE e del  decreto  legislativo,  le  Regioni  e  le  Province autonome provvedono affinche’ sia assicurata  la  coerenza  dei  loro provvedimenti con i contenuti del presente decreto, assumendoli  come riferimento minimo inderogabile.

3. Nel disciplinare la materia, le Regioni e le Province  autonome, tenendo conto delle peculiarita’ del territorio, del parco edilizio e impiantistico   esistente,   delle   valutazioni   tecnico-economiche concernenti i costi di costruzione e di gestione degli edifici, delle specificita’  ambientali,  del  contesto  socio-economico  e  di   un corretto rapporto costi-benefici per i cittadini, possono:

a) individuare le  modalita’  piu’  opportune  per  garantire  il corretto esercizio degli impianti termici  e  piu’  efficaci  per  lo svolgimento delle previste attivita’  di  controllo,  accertamento  e ispezione, anche:

1) ampliando il campo  delle  potenze  degli  impianti  su  cui eseguire gli interventi di controllo e le ispezioni, con  particolare attenzione agli impianti a combustibile solido;

2) fissando requisiti minimi  di  efficienza  energetica  degli impianti  termici,  migliorativi  rispetto  a  quelli  previsti   dal presente decreto;

3) differenziando le modalita’ e la cadenza della  trasmissione dei rapporti di efficienza energetica di cui all’articolo 8, comma 5;

b) istituire un sistema di accreditamento degli organismi  e  dei soggetti cui  affidare  le  attivita’  di  ispezione  sugli  impianti termici e di certificazione  energetica  degli  edifici,  promuovendo programmi per la  loro  qualificazione  e  formazione  professionale, tenendo conto dei requisiti minimi previsti dal  presente  decreto  e nel  rispetto  delle  norme  comunitarie   in   materia   di   libera circolazione dei servizi;

c) assicurare la copertura dei costi necessari per  l’adeguamento e la gestione del catasto degli impianti  termici,  nonche’  per  gli accertamenti e  le  ispezioni  sugli  impianti  stessi,  mediante  la corresponsione di un  contributo  da  parte  dei  responsabili  degli impianti, da articolare in base alla potenza degli impianti,  secondo modalita’ uniformi su tutto il territorio regionale.

.  Le  Regioni  e  le  Province  autonome,  in  attuazione   delle disposizioni di cui all’articolo 9, provvedono a:

a) istituire un  catasto  territoriale  degli  impianti  termici, anche in collaborazione  con  gli  Enti  locali  e  accessibile  agli stessi, stabilendo contestualmente gli obblighi di  cui  all’articolo 9, comma  3,  del  decreto  legislativo,  per  i  responsabili  degli impianti e per i distributori di combustibile;

b) predisporre e gestire il catasto territoriale  degli  impianti termici e quello relativo agli attestati di  prestazione  energetica, favorendo la loro interconnessione;

c) promuovere programmi per  la  qualificazione  e  aggiornamento professionale dei soggetti cui affidare  le  attivita’  di  ispezione sugli impianti termici nonche’ avviare programmi di verifica  annuale della conformita’ dei rapporti di ispezione;

d) promuovere campagne di informazione  e  sensibilizzazione  dei cittadini.

1.  Ai fini di cui al comma 2, le Regioni e le Province autonome che alla data di entrata in vigore  del  presente  decreto  abbiano  gia’ provveduto al recepimento della direttiva 2002/91/CE  in  materia  di esercizio, conduzione,  controllo,  manutenzione  e  ispezione  degli impianti termici, provvedono ad  adeguare  le  disposizioni  adottate alle previsioni del presente decreto.

          Note all’art. 10:

              – Si riporta l’art. 17 del citato  decreto  legislativo n. 192 del 2005:

              “Art. 17. Clausola di cedevolezza.

              1. In relazione a quanto disposto dall’art. 117, quinto comma, della Costituzione, e fatto  salvo  quanto  previsto dall’art. 16, comma 3, della legge 4 febbraio 2005, n.  11, per le norme afferenti a materie  di  competenza  esclusiva delle regioni e province autonome, le  norme  del  presente decreto  e  dei  decreti  ministeriali  applicativi   nelle materie di legislazione concorrente  si  applicano  per  le regioni  e  province  autonome  che  non   abbiano   ancora provveduto al recepimento della direttiva  2002/91/CE  fino alla  data  di  entrata  in  vigore  della   normativa   di attuazione  adottata  da  ciascuna  regione   e   provincia autonoma. Nel dettare la normativa di attuazione le regioni e le province autonome sono tenute al rispetto dei  vincoli  derivanti  dall’ordinamento  comunitario  e  dei   principi fondamentali desumibili dal presente decreto e dalla stessa direttiva 2002/91/CE.”.

              – Si riporta l’art. 9,  comma  3,  del  citato  decreto legislativo n. 192 del 2005:

              “Art. 9. Funzioni delle regioni e degli enti locali.

              (Omissis).

              3. Le regioni e le province autonome  di  Trento  e  di Bolzano,  allo  scopo   di   facilitare   e   omogeneizzare territorialmente l’impegno degli enti o organismi  preposti gli accertamenti e alle ispezioni sugli  edifici  e  sugli impianti, nonche’ per adempiere in modo piu’ efficace  agli obblighi  previsti  al  comma  2,  possono  promuovere   la realizzazione di programmi informatici per la  costituzione dei catasti degli impianti  di  climatizzazione  presso  le autorita’ competenti, senza nuovi o maggiori oneri per  gli enti    interessati.    In    questo    caso,    stabilendo contestualmente l’obbligo per i soggetti di cui all’art. 7,          comma  1,   di   comunicare   ai   Comuni   le   principali caratteristiche  del  proprio  impianto  e  le   successive modifiche significative e per i soggetti di cui all’art. 17 del decreto del Presidente  della  Repubblica  22  dicembre 1999,  n.  551,  di  comunicare  le  informazioni  relative all’ubicazione e alla titolarita’ degli impianti.”.

 

Art. 11

 Sanzioni

 1. In relazione agli adempimenti di cui al presente decreto  vigono le  sanzioni  previste  dall’articolo  15,   comma   5,   del decreto legislativo, a carico di proprietario, conduttore, amministratore  di condominio e terzo responsabile, e comma 6, a  carico  dell’operatore incaricato del controllo e manutenzione.

Note all’art. 11:

              – Si riporta l’art. 15, commi 5 e 6, del citato decreto legislativo n. 192 del 2005:

              ”Art. 15. Sanzioni.

              (Omissis).

              5.  Il  proprietario  o   il   conduttore   dell’unita’ immobiliare, l’amministratore del condominio, o l’eventuale terzo che se ne e’  assunta  la  responsabilita’,  che  non ottempera a quanto  stabilito  dell’art.  7,  comma  1,  e’ punito con la sanzione amministrativa non inferiore  a  500 euro e non superiore a 3000 euro.  

              6. L’operatore incaricato del controllo e manutenzione, che non ottempera a quanto stabilito all’art. 7,  comma  2, e’ punito con la sanzione amministrativa  non  inferiore  a 1000 euro e non superiore  a  6000  euro.  L’autorita’  che applica la sanzione deve dame comunicazione alla Camera  di commercio,  industria,   artigianato   e   agricoltura   di appartenenza    per    i     provvedimenti     disciplinari conseguenti.”.

 

 

Art. 12

 

Abrogazioni

 

 

 

1. E’ abrogato  l’articolo  5  del  decreto  del  Presidente  della Repubblica 2 aprile 2009, n. 59.

 

2. Sono abrogati l’allegato I ed i seguenti  articoli  del  decreto del Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n. 412:

a) articolo 4, commi 1, 2, 3 e 4;

b) articolo 9;

c) articolo 10;

d) articolo 11, commi 1, 2, 3, 5, 6, 7, 8, 13 e 17.

          Note all’art. 12:

 

              – Il D.P.R.  2  aprile  2009,  n.  59  (Regolamento  di           attuazione dell’art. 4, comma  1,  lettere  a)  e  b),  del decreto legislativo 19 agosto  2005,  n.  192,  concernente attuazione  della  direttiva  2002/91/CE   sul   rendimento energetico   in   edilizia),   modificato   dal    presente regolamento, e’  pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale  10 giugno 2009, n. 132.

 

              – Il D.P.R. 26 agosto 1993, n. 412 (Regolamento recante norme per la progettazione, l’installazione, l’esercizio  e la manutenzione degli impianti  termici  degli  edifici  ai fini del contenimento dei consumi di energia, in attuazione dell’art. 4, comma 4, della L.  9  gennaio  1991,  n.  10), modificato dal presente regolamento,  e’  pubblicato  nella Gazzetta Ufficiale 14 ottobre 1993, n. 242, S.O.

 

Art. 13

 Copertura finanziaria

 1. All’attuazione del presente decreto si provvede con  le  risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione  vigente, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

 

Dato a Roma, addi’ 16 aprile 2013

NAPOLITANO

Monti,  Presidente  del   Consiglio   dei Ministri

Passera,    Ministro    dello    sviluppo economico e delle  infrastrutture  e  dei

trasporti

Clini,  Ministro  dell’ambiente  e  della tutela del territorio e del mare

Visto, il Guardasigilli: Cancellieri

Registrato alla Corte dei conti il 17 giugno 2013

 

Ufficio di controllo atti MISE – MIPAAF, registro n. 6, foglio n. 229

 

vedi testo completo DPR 74_2013

vedi  www.gazzettaufficiale.it

 

da L’Esperto Risponde de Il Sole 24Ore n. 57

Quesito n. 3227

Dovendo installare nella mia abitazione dei condizionatori a pompa di calore, vorrei sapere di quale detrazione posso fruire  e se devo fare qualche comunicazione per il lavoro da eseguire.

T.M. – Milano

Per l’acquisto e l’installazione di condizionatori, se a pompa di calore, è possibile alternativamente fruire del 50% (articolo 16-bis del Tuir, Dpr 917/1986 e articolo 16 del DL 63/2013, convertito in legge 90/2013, guida al 36-50% su www.agenziaentrate.it) oppure della maggiore detrazione del 65% (articolo 14 del DL 63/2013, convertito in legge 90/2013) quantomeno fino al 31/12/2013, tenuto conto delle modifiche apportate in sede di conversione in legge del Dl63/2013.

Entro 90 giorni dall’ultimazione dei lavori, occorre inviare la prescritta comunicazione all’ENEA (vedi guida al 65% su www.agenziaentrate.it).

I pagamenti delle fatture devono essere eseguiti con bonifico bancario o postale.

In tema di detrazioni del 50%, su ristrutturazione e arredi, e del 65% su interventi di risparmio energetico, si annuncia una proroga. Le novità sono previste nel disegno di legge di stabilità esaminato martedì 15/10/2013 e ancora in attesa di approvazione da parte del Parlamento.

 

24 h

da Il Sole 24Ore

vedi anche Guida+risparmio.energetico.agg.sett.2013[1] e Guida_ristrutturazioni_ottobre.2013[1]

 

da L’Esperto risponde  de Il Sole 24 ore n. 57

quesito n. 3223

Nell’appartamento di mia proprietà, ove risiedo, si è guastato lo scaldabagno a gas di tipo istantaneo, (….omiss). Posso sostituirlo con un nuovo scaldabagno godendo delle agevolazioni fiscali del 50 oppure del 65 per cento? Quali caratteristiche deve rispettare il nuovo apparecchio per beneficiarne?

C.S. – Torino

La risposta al primo quesito è affermativa. con riferimento alla detrazione Irpef/Ires per gli interventi di efficienza energetica, il DL 63/2013, convertito in legge 90/2013, all’articolo 14, ha prorogato e potenziato, dal 55 al 65%, la detrazione stessa, con effetto dal 6 giugno al 31/12/2013.

Al riguardo, la circolare 29/E/2013, conferma l’applicabilità della detrazione Irpef/Ires anche alle spese, sostenute dal 06/06/2013, per l’acquisto di pompe di calore e scaldacqua.

Sul punto, si ricorda che – nel testo originario del DL 63/2013, entrato in vigore il 06/06/2013 – l’articolo 14 prevedeva la proroga della detrazione Irpef/Ires per la riqualificazione energetica, nella misura del 65% per le spese sostenute dal 06/06/2013 al 31/12/2013, con esclusione degli interventi di sostituzione di impianti di riscaldamento con pompe di calore ad alta efficienza ed impianti geotermici a bassa entalpia, sostituzione di scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore dedicati alla produzione di acqua calda sanitaria. Successivamente, nella formulazione definitiva della legge di conversione 90/2013, tale esclusione è venuta meno, cosicché l’agevolazione fiscale si applica, laddove ne ricorrano i presupposti, anche a tali tipi di intervento. In merito, la circolare 29/E/2013 chiarisce che tale modifica ha effetto retroattivo, dovendo esplicare la sua efficacia partire dal 06/06/2013, data di entrata in vigore del DL 63/2013, e non dal 04/08/2013, data di entrata in vigore della legge di conversione.

I requisiti energetici degli scaldacqua non sono dettati dalla legge: l’importante è che siano in linea con la normativa attuale e comportino un miglioramento dell’efficienza energetica rispetto al vecchio impianto.

In alternativa è possibile fruire, come intervento di risparmio energetico, anche della detrazione del 50% (articolo 16-bis del Tuir, Dpr 917/1986 e articolo 16 del DL 63/2013, convertito in legge 90/2013, guida al 50% su www.agenziaentrate.it).

In tema di detrazioni del 50%, su ristrutturazione e arredi, e del 65%, su interventi di risparmio energetico, si annuncia una proroga.  Le novità sono previste nel disegno di legge di stabilità esaminato martedì 15/10/2013, e ancora in attesa di approvazione da parte del Parlamento.

 

24 h

 

da Il Sole 24Ore

vedi anche Guida+risparmio.energetico.agg.sett.2013[1]

 

 

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